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Intervista di Anna Mirone alla signora Carmela R., mamma di un donatore e trapiantata di fegato


Signora, nel 1995 Lei ha avuto un grande dolore; può dirci che cosa è successo?

La sera del 21 novembre del 1995, giunse a me e a mio marito una telefonata dal Pronto Soccorso dell'Ospedale C.T.O. di Torino, con la quale ci avvertivano che il nostro primogenito Claudio aveva avuto un incidente. Ci recammo subito al P.S. e il medico di turno ci accolse nel suo studio e ci spiegò che Claudio era stato investito da un'auto che gli aveva provocato un grave trauma cranico.

Purtroppo dopo vari e vari esami e controlli, avevano accertato che il suo cervello non dava più segni di attività, quindi avevano diagnosticato la morte cerebrale.

Durante le sei ore di osservazione da parte del collegio medico-legale il suo respiro era mantenuto artificialmente e, nonostante la nostra speranza, Claudio non si è più ripreso.


Quali emozioni, quali reazioni ha provato quando Le hanno chiesto di acconsentire al prelievo di organi e tessuti dal cadavere di Suo figlio per dare vita e salute a tante persone malate?

Nessuna emozione, ma solo una reazione di rabbia e di rancore verso quel medico che aveva fatto quella richiesta che ci toglieva ogni speranza, cioè il consenso al prelievo degli organi e dei tessuti di mio figlio a scopo di trapianto.

Risposi d'impulso che in quel momento non mi importava proprio nulla di aiutare persone malate a vivere o a fare una vita migliore, ma volevo che si facesse qualsiasi cosa per salvare la vita di mio figlio Claudio, che aveva solo 25 anni e una gran voglia di vivere. Non era giusto che la sua vita fosse spezzata per sempre.


Qual'è stato il pensiero dominante che l'ha portata ad acconsentire al prelievo?

Premetto che in famiglia non avevamo mai affrontato un discorso sulla donazione degli organi dopo la morte, anche perché non avevamo mai immaginato che potesse capitarci una simile tragedia. Non conoscendo quale sarebbe stato il parere di mio figlio Claudio, dovetti fare mente locale e ripensare ai suoi 25 anni di vita trascorsi: ricordando il suo carattere dolce, la sua bontà, il suo altruismo e la sua voglia di dare tanto e molto a tutti, senza chiedere nulla in cambio. Tutti questi ricordi di Claudio mi fecero dire di sì al prelievo dei suoi organi e tessuti, salvando così 5 persone, con la donazione di due reni, due cornee e il fegato.


Quando ha saputo di avere il fegato malato e di aver bisogno di un trapianto, che cosa ha pensato?

La mia malattia è iniziata nel 1995, subito dopo la scomparsa di mio figlio Claudio, anche a seguito del grande dolore e del forte dispiacere. Non mi alimentavo più correttamente, trascorrevo le mie giornate al camposanto, con qualsiasi intemperie.

Ai primi di luglio del 1997 fui ricoverata d'urgenza in ospedale per forti dolori addominali, accompagnati da febbre e vomito. Dopo vari accertamenti, la diagnosi fu "cirrosi epatica".

Ricordo perfettamente le parole del medico: "signora, lei ha bisogno di un trapianto di fegato". Il mio primo pensiero è stato: "questa è una lezione di vita, perché quando mi è stato chiesto il consenso al prelievo degli organi di mio figlio la mia prima reazione è stata molto egoistica!". Da qual momento ho capito che possiamo essere sia donatori che riceventi: ricevere, quando hai bisogno, è una fortuna grande; ma riuscire a donare, anche nel momento del dolore, ti fa sentire in pace con te stesso e con il mondo.


Com'è cambiata la Sua vita dopo il trapianto di fegato?

La mia vita: dopo il trapianto di fegato, avvenuto il 10 settembre del 1998, è molto migliorata. Ho riacquistato la forza fisica che avevo perso durante gli anni della sofferenza e della malattia; quindi sono tornata a svolgere la mia attività di casalinga, di moglie, di madre (ho altri due figli) e, soprattutto, di nonna.

Ringrazio sempre nelle mie preghiere il mio donatore e la sua famiglia per la vita che mi hanno donato.

Devo un grazie riconoscente anche al carissimo dottor Mauro Salizzoni e a tutta la sua equipe medica e infermieristica; un grandissimo grazie a mio marito Franco e ai miei figli che mi sono stati vicini con tanto amore e comprensione.

Ma mi fa piacere pensare che questa vita ritrovata sia merito anche di mio figlio Claudio, che di lassù continua a proteggermi.


Che cosa si sente di dire alle persone in buona salute, che non conoscono i problemi delle donazioni e dei trapianti di organi e tessuti?

Alle persone in buona salute, che non conoscono i problemi delle donazioni e dei trapianti di organi e tessuti, mi sento di dire innanzitutto di informarsi da fonte competente e poi di fare la loro scelta per scritto. Inoltre, consiglio di parlarne in famiglia per comunicare la propria decisione e conoscere quella dei propri cari; così se si dovesse presentare un giorno, il più lontano possibile, un problema simile al mio sono preparati ad affrontarlo.

E' già molto difficile sopportare il dolore per la perdita di una persona cara, ma è ancora più difficile dover prendere una decisione senza conoscere il suo parere circa il consenso al prelievo di organi e tessuti per aiutare persone malate.


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