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Testimonianze di trapiantati


TESTIMONIANZA DI PIERANTONIO CAPITINI

La mia storia ha inizio moltissimi anni or sono, quando frequentavo l'ultimo anno di un liceo scientifico. Avevo da poco compiuto 19 anni e un giorno, per scherzo, mi hanno misurato la pressione e con enorme sorpresa ho scoperto di averla decisamente alta. Pochi giorni dopo, proprio per rassicurarmi, ho effettuato alcuni controlli ematochimici il cui esito ha evidenziato una insufficienza renale. Certo, scoprire che all'inizio della tua vita si presenta un problema cos� grave non è semplice; sapere che i tuoi reni smetteranno lentamente di funzionare e quindi sarai costretto a vivere, per molti anni, dovendoti sottoporre, prima ad una dieta aproteica rigorosissima e poi a dialisi non è facile da accettare. Ma è pur vero che, se vuoi continuare a vivere, lo devi fare.

Inizia cos� un lungo susseguirsi di anni, tra difficoltà di vario genere: la dieta, sempre difficile da seguire, la vita come la vorresti e che non riesci a fare, le continue rinunce, tutto sempre per cercare di preservare quel minimo di funzionalità dei miei reni che mi consentisse di non entrare in dialisi.

Nonostante tutti gli sforzi, ad un certo punto i miei reni hanno smesso di funzionare e quindi i medici mi hanno detto che era arrivato il momento tanto lungamente e tenacemente respinto: la dialisi. All'inizio mi sembrava di stare molto meglio: potevo finalmente mangiare la pasta, la carne e il fatto di dover bere poco non mi creava troppi problemi. Ma con il passare del tempo la terapia dialitica, ma soprattutto la vita in dialisi mi pesava sempre di più: quegli irrinunciabili appuntamenti trisettimanali in ospedale che si protraevano non meno di 4 ore tutte le volte stavano segnando sempre di più la mia vita. C'era la dialisi prima di tutto, poi il resto. Allora, insieme alla mia famiglia e a mia madre in particolare, decidiamo, anche dietro consiglio medico, di tentare la strada della terapia domiciliare, cio� imparare a fare una dialisi autogestita a casa senza così doverti recare con quella terribile frequenza in ospedale.

Naturalmente, dopo pochi mesi dall'inizio della dialisi, mi sono sottoposto ad una lunga serie di analisi ed esami per potermi iscrivere nella liste di coloro che aspettano un trapianto di rene. Mi dicono subito che l'attesa non sarà breve, ma la speranza che il tempo passi velocemente in attesa di poter finire quel tipo di vita, mi sosteneva nei momenti più difficili. Dopo un primo periodo di dialisi abbastanza buono, sono iniziati i primi problemi: la terapia dialitica consente una buona depurazione del sangue, ma molte altre attività che i nostri reni svolgono all'interno del nostro organismo non possono essere suppliti dalla dialisi. Così possono aggiungersi all'insufficienza renale altre patologie che vanno a complicare la situazione: problemi vascolari, problemi pressori, problemi alle ossa e cos� via. Dopo circa 5 anni, inizio ad avere problemi alle gambe, prima più deboli e poi con dolori sempre più forti da costringermi a utilizzare le stampelle per poter camminare.

Poi, finalmente, il momento tanto atteso, quella telefonata che mi preavvisava di un imminente trapianto: era arrivato il mio momento. Mi sono recato all'Ospedale Molinette di Torino dove sono stato sottoposto a questo intervento chirurgico. Ricordo ancora oggi la trepidazione, l'ansia, il timore di quei momenti: forse sarei potuto uscire da quel brutto periodo della mia vita che era durato 15 anni.

I giorni successivi al trapianto sono stati colmi di speranza: il rene stava iniziando a funzionare bene, lentamente stavo risalendo la china e, finalmente, riuscivo a camminare senza dolore e quindi senza l'ausilio delle stampelle.

Da quel giorno è passato molto tempo: sono oramai oltre 9 anni, che ho impiegato a cercare di recuperare il tempo perduto, ma non in maniera insensata. Certo sono tornato ad una vita assolutamente normale, riesco a lavorare con molta meno fatica di prima, faccio sport - attività che avevo dovuto interrompere a 19 anni quando avevo scoperto di essere ammalato - anche a livello agonistico facendo parte della Nazionale Italiana Atleti Trapiantati, mi occupo di un'associazione (ANED - Associazione Nazionale Emodializzati - Onlus) di autotutela delle persone in dialisi ma che si occupa anche della promozione sociale del trapianto.

Per ultimo una cosa, ma non ultima per importanza: un enorme grazie riconoscente al mio donatore. Questa persona sconosciuta, con un grande atto di solidarietà mi ha permesso di tornare a vivere una vera vita.

Chiunque fosse interessato a farmi domande o ad avere ulteriori testimonianze della mia esperienza, pu� farlo scrivendomi al seguente indirizzo:

trapiantati@aidotorino.it

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